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Nicoletta  Bazzano
  • Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali
    Università degli Studi di Cagliari
    VIa Is Mirrionis 1
    09123 Cagliari
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SOMMARIO Il saggio approfondisce l'uso pubblico della leyenda negra da parte dei romanzieri sardi, che narrano avvenimenti, realmente accaduti o totalmente inventati, ambientati in Sardegna nell'età dei viceré spagnoli. Questi romanzi... more
SOMMARIO
Il saggio approfondisce l'uso pubblico della leyenda negra da parte dei romanzieri sardi, che narrano avvenimenti, realmente accaduti o totalmente inventati, ambientati in Sardegna nell'età dei viceré spagnoli. Questi romanzi contribuiscono a perpetuare il mito della leyenda negra spagnola – un mito ormai totalmente distrutto dalla storiografia – e lo riutilizzano politicamente in chiave " sardista ".
PAROLE CHIAVE: Sardegna, leyenda negra, uso pubblico della storia, romanzo storico.

THE LEYENDA NEGRA CONTINUES…: THE SARDINIA OF VICEROYS IN THE SARDINIAN FICTION BETWEEN THE LATE TWENTIETH CENTURY AND THE NEW MILLENNIUM
ABSTRACT
The article aims to focus the public use of the leyenda negra by Sardinian novelists who write about historical facts, real or invented, happened in Sardinia at the age of Spanish viceroys. The main contribution of these novels is perpetuating the story of the Spanish leyenda negra – a myth totally destroyed by recent historiography – by reusing it in political language in a " sardista " point of view.
KEYWORDS: Sardinia, leyenda negra, public use of the history, historical novel.
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in Uomini di governo italiani al servizio della monarchia spagnola (secoli XVI e XVII), a cura di C.J. Hernando Sánchez e G. Signorotto, in «Cheiron», XXVII, 53-54, 2012, pp. 225-245
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in La corte in Europa. Politica y religión, in La corte en Europa: Política y Religión (Siglos XVI-XVIII), a cura di J. Martínez Millán, M. Rivero Rodríguez, G. Versteegen, Madrid, Ediciones Polifemo, 2012, vol. III, pp. 1495-1509.
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in I gesti del potere, a cura di M. Fantoni, Firenze, Lecariti, 2011, pp. 179-196
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in I simboli della politica, a cura di F. Benigno-L. Scuccimarra, Roma, Viella, 2010, pp. 45-84
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in Ferrante Gonzaga, il Mediterraneo, l’Impero (1507-1557), a cura di G. Signorotto, Roma, Bulzoni, 2009, pp. 119-138
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in La redes del imperio. Elites sociales en la articulación de la Monarquía Hispánica 1492-1714, a cura di B. Yun Casalilla, Madrid, Marcial Pons, 2008, pp. 173-201
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in Roma y España. Un crisol del cultura europea en la Edad Moderna, a cura di C.J. Hernando Sánchez, Madrid, Seacex, 2007, vol. I, pp. 281-293
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in La nobiltà romana. Profili istituzionali e pratiche sociali, a cura di M.A. Visceglia, Roma, Carocci, 2001, pp. 133-164
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L'elezione imperiale di Carlo V nel giugno del 1519 rappresentò una svolta per la geopolitica europea e italiana in particolare. Un cambiamento di rotta, di alleanze e di governo, dopo l'estromissione quasi totale degli interessi francesi... more
L'elezione imperiale di Carlo V nel giugno del 1519 rappresentò una svolta per la geopolitica europea e italiana in particolare. Un cambiamento di rotta, di alleanze e di governo, dopo l'estromissione quasi totale degli interessi francesi negli anni che seguirono, interessò la maggior parte degli stati italiani condizionandone la direzione e il controllo per tutto il resto di quel secolo e buona parte del successivo. Anche per Mantova quell'evento rappresentò una svolta per la collocazione politica dei Gonzaga e la loro rete di alleanze. In quello stesso anno, con la morte del quarto marchese Francesco, la reggenza dello stato fu assunto di fatto dalla vedova, Isabella d'Este, in attesa della maggiore età del primogenito Federico. Il suo cambiamento di rotta rispetto alla tradizionale alleanza con la Francia, fece sì che Mantova e i suoi territori (compreso il Monferrato acquisito giuridicamente nel 1536) assumessero per tutto il resto di quel secolo e fino alla morte di Vincenzo I (1612), un ruolo strategico nella rotta tra gli Stati iberici di Carlo V, gli Stati italiani spagnoli, i territori dell'Impero posti a nord delle Alpi, fino alle Fiandre. A distanza di circa venti anni dalle celebrazioni internazionali e gli innumerevoli studi sulla figura di Carlo V nel quinto centenario della sua nascita, l'intento è quello di fare il punto sullo stato attuale degli studi e approfondire la nuova situazione geopolitica italiana nel diverso contesto europeo che si venne a creare con l'elezione imperiale di Carlo d'Asburgo e gli strumenti allora utilizzati per l'esercizio del governo.
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L' elezione imperiale di Carlo V nel giugno del 1519 rappresentò una svolta per la geopolitica europea e italiana in particolare. Un cambiamento di rotta, di alleanze e di governo, dopo l'estromissione quasi totale degli interessi... more
L' elezione imperiale di Carlo V nel giugno del 1519 rappresentò una svolta per la geopolitica europea e italiana in particolare. Un cambiamento di rotta, di alleanze e di governo, dopo l'estromissione quasi totale degli interessi francesi negli anni che seguirono, interessò la maggior parte degli stati italiani condizionandone la direzione e il controllo per tutto il resto di quel secolo e buona parte del successivo. Anche per Mantova quell'evento rappresentò una svolta per la collocazione politica dei Gonzaga e la loro rete di alleanze. In quello stesso anno, con la morte del quarto marchese Francesco, la reggenza dello stato fu assunto di fatto dalla vedova, Isabella d'Este, in attesa della maggiore età del primogenito Federico. Il suo cambiamento di rotta rispetto alla tradizionale alleanza con la Francia, fece sì che Mantova e i suoi territori (compreso il Monferrato acquisito giuridicamente nel 1536) assumessero per tutto il resto di quel secolo e fino alla morte di Vincenzo I (1612), un ruolo strategico nella rotta tra gli Stati iberici di Carlo V, gli Stati italiani spagnoli, i territori dell'Impero posti a nord delle Alpi, fino alle Fiandre. A distanza di circa venti anni dalle celebrazioni internazionali e gli innumerevoli studi sulla figura di Carlo V nel quinto centenario della sua nascita, l'intento è quello di fare il punto sullo stato attuale degli studi e approfondire la nuova situazione geopolitica italiana nel diverso contesto europeo che si venne a creare con l'elezione imperiale di Carlo d'Asburgo e gli strumenti allora utilizzati per l'esercizio del governo.
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El objetivo de este congreso es profundizar en la presencia italiana en la corte de la Monarquía de España durante los dos siglos de la Casa de Austria. La cantidad y cualidad de individuos, familias y grupos originarios de los diversos... more
El objetivo de este congreso es profundizar en la presencia italiana en la corte de la Monarquía de España durante los dos siglos de la Casa de Austria. La cantidad y cualidad de individuos, familias y grupos originarios de los diversos territorios de Italia -fueran o no dependientes de la Corona-, los convierte en la principal comunidad no española residente en la villa y corte. Visitas esporádicas, embajadas estables o extraordinarias, asentamientos prolongados o definitivos de todos los grupos sociales, desde nobles y eclesiásticos hasta escritores, artistas y artesanos, componen una constelación de relaciones, intereses y cursus honorum a partir de las redes clientelares y de facción tejidas en torno a la corte regia y a las cortes virreinales o gobernatoriales. Dilucidar el alcance de esos intereses en quienes contribuyeron en muchos casos a configurar la imagen de la majestad es un camino necesario para superar anacrónicas interpretaciones de las categorías nacionales y para valorar una parte esencial de la historia y el patrimonio de la capital de España, así como de la propia Italia y del conjunto de Europa.
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La Monarquía Española consolidó su organización y estructura durante el siglo XVI. Al acabar el siglo se describía como una entidad política plural, un conglomerado de reinos articulados políticamente pero independientes los unos de los... more
La Monarquía Española consolidó su organización y estructura durante el siglo XVI. Al acabar el siglo se describía como una entidad política plural, un conglomerado de reinos articulados políticamente pero independientes los unos de los otros; los reinos de Aragón, Cerdeña, Mallorca, Nápoles, Navarra, Perú, Nueva España, Portugal, Sicilia y Valencia, así como el principado de Cataluña, fueron gobernados por virreyes. En esta categoría podrían añadirse, además, a los gobernadores de Milán y de los Países Bajos. Todos ellos eran alter ego, otro yo, del soberano y gobernaban los territorios en su nombre. Duplicar la persona del rey puede ser una forma original de salvar las dificultades que plantea la distancia pero, en un conjunto de territorios que no tenían más identidad común que la de tener a un mismo soberano y profesar la misma confesión, el gobierno de lugares tan distantes debía articularse y coordinarse para evitar la quiebra del sistema. La monarchie hispanique consolida son organisation et sa structure au long du xvi e siècle. À la fin du siècle, on la décrivait comme une entité politique plurielle, un conglomérat de royaumes politiquement articulés, mais indépendants les uns des autres : les royaumes d'Aragon, Sardaigne, Nouvelle Espagne, Naples, Majorque, Navarre, Pérou, Portugal, Sicile et Valence, ainsi que le principat de Catalogne, étaient gouvernés par des vice-rois. À cette catégorie, on peut ajouter les gouverneurs de Milan et des Pays-Bas. Ils étaient tous des alter ego, un autre moi du souverain, et ils gouvernaient les territoires en son nom. Dupliquer la personne du roi était une façon originale de répondre aux difficultés posées par la distance. Toutefois, dans un ensemble de territoires qui n'avaient pour seule identité commune qu'un même souverain et une même confession, le gouvernement de lieux si éloignés devait s'articuler et se coordonner pour éviter la rupture du système.
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«Ti fazzu vidiri lu Sant'Uffiziu a cavaddu»: autos da fè nella Palermo barocca. Fra le diverse cerimonie che costellavano la vita della Palermo barocca particolare rilevanza assunsero gli autos da fé, manifestazioni rituali pubbliche,... more
«Ti fazzu vidiri lu Sant'Uffiziu a cavaddu»: autos da fè nella Palermo barocca.
Fra le diverse cerimonie che costellavano la vita della Palermo barocca particolare rilevanza assunsero gli autos da fé, manifestazioni rituali pubbliche, usuali in tutti i territori della Monarchia asburgica dove era stato impiantato il Tribunale dell’Inquisizione spagnola, durante le quali l’inquisitore pronunciava pubblicamente i verdetti nei confronti degli inquisiti. La proclamazione della sentenza era il culmine di una sontuosa e luttuosa celebrazione, inaugurata da una lunga processione – cui partecipavano, con sontuose cavalcature, gli esponenti più importanti del tribunale, del governo e della municipalità, che scortavano i processati, vestiti dell’infamante sambenito ed esposti al pubblico ludibrio – e conclusa a volte con il rogo, meta dei condannati rilasciati al braccio secolare.
La manifestazione costituiva un momento fondamentale della “pedagogia della paura”, con la quale l’Inquisizione sostanziava il suo potere: ancora in tempi recenti, l’espressione, usuale nel palermitano, «Ti fazzu vidiri lu Sant'Uffiziu a cavaddu» suonava come una lugubre minaccia.
A Palermo la processione, inoltre, acquistò una particolare valenza: il corteo, infatti, ripercorreva la via triunfalis, il Cassaro, percorso seguito dai più importanti cortei sacri e profani, fra cui quello che accompagnava il viceré durante il suo primo ingresso in città.
Il presente contributo, basato sulla disamina di relazioni del secondo Seicento e del primo Settecento, intende illustrare come Palermo sia stata il principale teatro dello scontro fra Inquisizione e viceré, i due maggiori poteri presenti nel Regno di Sicilia, e come la riproposizione da parte dell’Inquisizione dello stesso cammino processionale percorso dal viceré voleva essere una manifestazione palese della rivalità politica costante per tutta l’età moderna.
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