- Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali
Università degli Studi di Cagliari
VIa Is Mirrionis 1
09123 Cagliari
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SOMMARIO Il saggio approfondisce l'uso pubblico della leyenda negra da parte dei romanzieri sardi, che narrano avvenimenti, realmente accaduti o totalmente inventati, ambientati in Sardegna nell'età dei viceré spagnoli. Questi romanzi... more
SOMMARIO
Il saggio approfondisce l'uso pubblico della leyenda negra da parte dei romanzieri sardi, che narrano avvenimenti, realmente accaduti o totalmente inventati, ambientati in Sardegna nell'età dei viceré spagnoli. Questi romanzi contribuiscono a perpetuare il mito della leyenda negra spagnola – un mito ormai totalmente distrutto dalla storiografia – e lo riutilizzano politicamente in chiave " sardista ".
PAROLE CHIAVE: Sardegna, leyenda negra, uso pubblico della storia, romanzo storico.
THE LEYENDA NEGRA CONTINUES…: THE SARDINIA OF VICEROYS IN THE SARDINIAN FICTION BETWEEN THE LATE TWENTIETH CENTURY AND THE NEW MILLENNIUM
ABSTRACT
The article aims to focus the public use of the leyenda negra by Sardinian novelists who write about historical facts, real or invented, happened in Sardinia at the age of Spanish viceroys. The main contribution of these novels is perpetuating the story of the Spanish leyenda negra – a myth totally destroyed by recent historiography – by reusing it in political language in a " sardista " point of view.
KEYWORDS: Sardinia, leyenda negra, public use of the history, historical novel.
Il saggio approfondisce l'uso pubblico della leyenda negra da parte dei romanzieri sardi, che narrano avvenimenti, realmente accaduti o totalmente inventati, ambientati in Sardegna nell'età dei viceré spagnoli. Questi romanzi contribuiscono a perpetuare il mito della leyenda negra spagnola – un mito ormai totalmente distrutto dalla storiografia – e lo riutilizzano politicamente in chiave " sardista ".
PAROLE CHIAVE: Sardegna, leyenda negra, uso pubblico della storia, romanzo storico.
THE LEYENDA NEGRA CONTINUES…: THE SARDINIA OF VICEROYS IN THE SARDINIAN FICTION BETWEEN THE LATE TWENTIETH CENTURY AND THE NEW MILLENNIUM
ABSTRACT
The article aims to focus the public use of the leyenda negra by Sardinian novelists who write about historical facts, real or invented, happened in Sardinia at the age of Spanish viceroys. The main contribution of these novels is perpetuating the story of the Spanish leyenda negra – a myth totally destroyed by recent historiography – by reusing it in political language in a " sardista " point of view.
KEYWORDS: Sardinia, leyenda negra, public use of the history, historical novel.
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in Uomini di governo italiani al servizio della monarchia spagnola (secoli XVI e XVII), a cura di C.J. Hernando Sánchez e G. Signorotto, in «Cheiron», XXVII, 53-54, 2012, pp. 225-245
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in La corte in Europa. Politica y religión, in La corte en Europa: Política y Religión (Siglos XVI-XVIII), a cura di J. Martínez Millán, M. Rivero Rodríguez, G. Versteegen, Madrid, Ediciones Polifemo, 2012, vol. III, pp. 1495-1509.
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in I gesti del potere, a cura di M. Fantoni, Firenze, Lecariti, 2011, pp. 179-196
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in I simboli della politica, a cura di F. Benigno-L. Scuccimarra, Roma, Viella, 2010, pp. 45-84
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in Ferrante Gonzaga, il Mediterraneo, l’Impero (1507-1557), a cura di G. Signorotto, Roma, Bulzoni, 2009, pp. 119-138
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Estrechar los lazos: pequeña diplomacia y redes aristocráticas internacionales. La amistad entre Marco Antonio Colonna y los príncipes de Éboli, in La redes del imperio. Elites sociales en la articulación de la Monarquía Hispánica, a cura di B. Yun Casalilla, Madrid, Marcial Pons, 2008, pp. 173-201more
in La redes del imperio. Elites sociales en la articulación de la Monarquía Hispánica 1492-1714, a cura di B. Yun Casalilla, Madrid, Marcial Pons, 2008, pp. 173-201
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in Roma y España. Un crisol del cultura europea en la Edad Moderna, a cura di C.J. Hernando Sánchez, Madrid, Seacex, 2007, vol. I, pp. 281-293
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in La nobiltà romana. Profili istituzionali e pratiche sociali, a cura di M.A. Visceglia, Roma, Carocci, 2001, pp. 133-164
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«Ti fazzu vidiri lu Sant'Uffiziu a cavaddu»: autos da fè nella Palermo barocca. Fra le diverse cerimonie che costellavano la vita della Palermo barocca particolare rilevanza assunsero gli autos da fé, manifestazioni rituali pubbliche,... more
«Ti fazzu vidiri lu Sant'Uffiziu a cavaddu»: autos da fè nella Palermo barocca.
Fra le diverse cerimonie che costellavano la vita della Palermo barocca particolare rilevanza assunsero gli autos da fé, manifestazioni rituali pubbliche, usuali in tutti i territori della Monarchia asburgica dove era stato impiantato il Tribunale dell’Inquisizione spagnola, durante le quali l’inquisitore pronunciava pubblicamente i verdetti nei confronti degli inquisiti. La proclamazione della sentenza era il culmine di una sontuosa e luttuosa celebrazione, inaugurata da una lunga processione – cui partecipavano, con sontuose cavalcature, gli esponenti più importanti del tribunale, del governo e della municipalità, che scortavano i processati, vestiti dell’infamante sambenito ed esposti al pubblico ludibrio – e conclusa a volte con il rogo, meta dei condannati rilasciati al braccio secolare.
La manifestazione costituiva un momento fondamentale della “pedagogia della paura”, con la quale l’Inquisizione sostanziava il suo potere: ancora in tempi recenti, l’espressione, usuale nel palermitano, «Ti fazzu vidiri lu Sant'Uffiziu a cavaddu» suonava come una lugubre minaccia.
A Palermo la processione, inoltre, acquistò una particolare valenza: il corteo, infatti, ripercorreva la via triunfalis, il Cassaro, percorso seguito dai più importanti cortei sacri e profani, fra cui quello che accompagnava il viceré durante il suo primo ingresso in città.
Il presente contributo, basato sulla disamina di relazioni del secondo Seicento e del primo Settecento, intende illustrare come Palermo sia stata il principale teatro dello scontro fra Inquisizione e viceré, i due maggiori poteri presenti nel Regno di Sicilia, e come la riproposizione da parte dell’Inquisizione dello stesso cammino processionale percorso dal viceré voleva essere una manifestazione palese della rivalità politica costante per tutta l’età moderna.
Fra le diverse cerimonie che costellavano la vita della Palermo barocca particolare rilevanza assunsero gli autos da fé, manifestazioni rituali pubbliche, usuali in tutti i territori della Monarchia asburgica dove era stato impiantato il Tribunale dell’Inquisizione spagnola, durante le quali l’inquisitore pronunciava pubblicamente i verdetti nei confronti degli inquisiti. La proclamazione della sentenza era il culmine di una sontuosa e luttuosa celebrazione, inaugurata da una lunga processione – cui partecipavano, con sontuose cavalcature, gli esponenti più importanti del tribunale, del governo e della municipalità, che scortavano i processati, vestiti dell’infamante sambenito ed esposti al pubblico ludibrio – e conclusa a volte con il rogo, meta dei condannati rilasciati al braccio secolare.
La manifestazione costituiva un momento fondamentale della “pedagogia della paura”, con la quale l’Inquisizione sostanziava il suo potere: ancora in tempi recenti, l’espressione, usuale nel palermitano, «Ti fazzu vidiri lu Sant'Uffiziu a cavaddu» suonava come una lugubre minaccia.
A Palermo la processione, inoltre, acquistò una particolare valenza: il corteo, infatti, ripercorreva la via triunfalis, il Cassaro, percorso seguito dai più importanti cortei sacri e profani, fra cui quello che accompagnava il viceré durante il suo primo ingresso in città.
Il presente contributo, basato sulla disamina di relazioni del secondo Seicento e del primo Settecento, intende illustrare come Palermo sia stata il principale teatro dello scontro fra Inquisizione e viceré, i due maggiori poteri presenti nel Regno di Sicilia, e come la riproposizione da parte dell’Inquisizione dello stesso cammino processionale percorso dal viceré voleva essere una manifestazione palese della rivalità politica costante per tutta l’età moderna.
